Acquario di Roma, una storia infinita o quasi. Sì perché il Sea Life costruito sotto il laghetto dell’EUR “sarebbe pronto”, ma mancavano i pesci. Almeno, quando siamo andati noi, circa due anni fa.

Quando le promesse erano una probabile apertura entro il 2019 per tutta la struttura e qualche mese prima per gli spazi espositivi. Di fatto, nessuna certezza assoluta sull’inaugurazione dell’attesissima maxi-opera della Città Eterna.

Una vicenda lunga e complessa

Dal progetto alla realizzazione sono passati diversi anni. Nel 2008 le prime indiscrezioni, poi sono partiti i lavori e, da allora, di date ufficiali di apertura dei cancelli al pubblico ne sono state date diverse. Tutte sbagliate, a quanto pare. Il giorno esatto non si sa, anche se i lavori sarebbero conclusi, ma mancano le rifiniture.

Le vasche, inoltre, erano da riempire in questo immenso parco acquatico grande in totale ben 18mila metri quadrati, gestiti dalla concessionaria Mare Nostrum.

La buona notizia, è che partì una specie di pre-opening con eventi a tema per mostrare l’Acquario ai visitatori e poi anche alle scolaresche con l’idea di sensibilizzarle sul tema del rispetto della fauna marina.

E i pesci?

Questa era la vera nota dolente: nonostante le potenzialità turistiche di un simile spazio espositivo, i problemi non accennavano a diminuire. E mentre tutti attendono di osservare le sue sale proiezioni hi-tech, i giochi di acqua e di luce e i relativi effetti, mancavano i veri protagonisti: i pesci.

Due anni fa non erano ancora nelle vasche, a causa dei ritardi eccessivi dovuti a permessi varie, rispetto di norme anti-sismiche e relativi costi (oltre 100 milioni di euro di fondi privati). A sistemarli ci avrebbe pensato la Merlin Enternainment-Sea Life.

I cantieri, infatti, stavano per chiudere e doveva essere installata “solo” l’area commerciale. Nei suoi tremila metri quadrati, dunque, sarebbero dovute arrivare tartarughe, anfibi e pesci, molti dei quali poi proiettati sul pavimento con l’impressione per il visitatore di passeggiare sull’acqua insieme a loro, per uno spettacolo strabiliante: ma per far abituare le creature marine all’acqua ci vogliono almeno due mesi, con 5mila esemplari e cento specie.

La pappardella dei lavori “ormai completati e collaudati”, viene ripetuta meccanicamente. Sono state aggiunte scale mobili, tornelli all’ingresso. E il lockdown ha permesso altre attese sulla sanificazione.

La collaborazione con i principali enti di ricerca è stata costante, per proteggere i protagonisti dell’area e aiutare i presenti a capire che il mare va difeso con tutte le sue forme di vita.

C’è stato un concordato, e si discute ancora sulla questione della proprietà dell’Acquario, in quanto la Mare Nostrum per la realizzazione di quest’opera ha avuto le aree in concessione da Eur Spa (società pubblica costituita per il 90% dal Ministero dell’Economia e Finanze e per il 10% dal Comune di Roma) per ben 30 anni.

Ad oggi ne sarebbero già trascorsi 12, ma in realtà, già nel luglio del 2018, venne affermato dalla stessa partecipata che l’area sarebbe stata restituita al termine del periodo concessorio, non a partire dall’inizio dei lavori ma dall’inaugurazione, quindi (attualmente) nel 2050!

Tuttavia sarebbe stato già versato, oltre al 5% del fatturato ogni anno per 30 anni, un indennizzo per gli anni di ritardo a partire dal 2012, corrispondente allo stesso 5%, ma con un interesse del 2,5%. Spese che si aggiungono al costo dell’opera a carico dei privati, sulla quale già dall’apertura gravano molti debiti.

La domanda resta quindi quella di 2 anni fa: apre o non apre?



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